Arte e Cultura dall'Italia e dall'Estero

Sabato, 20 Gennaio 2018 

La vita imita l'arte più di quanto l'arte non imiti la vita.(Oscar Wilde) +++
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La Gente di George Kola

 

Da Pesaro al Louvre con al centro l’uomo in un viaggio attraverso i colori.
di Albana Temali

E’ da molti anni che scrivo sull'arte degli artisti albanesi, sui loro eventi in Italia. Un lavoro che mi ha appassionato nel tempo nel tentativo di dare luce alla loro attività in vista anche di una conoscenza che espressa in una lingua universale andasse a favore di quel lungo processo che si chiama integrazione, alla quale non possiamo sfuggire e nemmeno lo possono i nostri concittadini italiani.
In gran parte cerco le notizie in autonomia, ma succede che arrivino segnalazioni che ben accolgo come è il caso di George Kola  (Gjergj Kola) del quale un giorno mi scrisse la pianista Marita Zimmermann Geb Vuksani. Mi suggeriva, come giornalista, di prestare attenzione a questo pittore che aveva notato già da quando studiava al Liceo Artistico di Scutari "Prenk Jakova" e al quale insegnava pianoforte.
Presi in considerazione il tutto e, grazie alla reti sociali  di internet , seguivo le pubblicazioni che il pittore quasi giornalmente inseriva nel suo diario virtuale, un diario che stava diventando un vero catalogo digitale dei suoi lavori.

Schizzi, disegni, dipinti con ritratti, ma anche paesaggi e composizioni a tema raccontavano del duro ed intenso lavoro che il pittore stava svolgendo. Non solo, alcune foto che ogni tanto venivano pubblicate completavano questo quadro conoscitivo. Il suo studio ci diceva molte cose non solo con le pareti ormai colme di dipinti, ma anche con la gente che lo frequentava: amici e parenti, ma anche personaggi eccellenti. Una fucina d’arte nella quale non potevano mancare anche le visite di chi d’arte se ne intende com’è il caso della prof.ssa Silvia Cupini (Università di Urbino), critica d’arte che aveva progettato il famoso museo di Lin Delia - Antrodoco, Roma.

E sarà proprio lei a presentare alcune delle sue mostre, compresa l’ultima all’Alexander Museum di Pesaro. Sappiamo bene che quando mettono il piedi in uno studio i critici d’arte mettono in discussione tutta la produzione artistica. La Cupini, nelle sue osservazioni, oltre ad individuare l’originalità di quelle opere notò quello che l’arte di George Kola portava come novità nell’arte contemporanea, cioè la centralità dell’uomo. E proprio questa osservazione che ci guida a capire i suoi quadri nei quali il volto umano è sempre presente e possiamo dire che attraverso il volto l'artista ci trasmette caratteri, temperamenti, sentimenti, ma soprattutto mondi visto che i suoi personaggi appartengono ad ogni ceto umano: dal contadino al nobile, dall’operaio all’artista.

E’ evidente che i colori, puri o misti, con i quali l’inventiva e la genialità dell’artista si diletta, sono i veri protagonisti, sono quelli che danno vita alle espressioni dell’artista e nei quali i nostri occhi vedono una vera sinfonia.

Il sentimento attraversa i colori, si esprime in quel rosso fuoco, ma caldo che sembra un cuore che pulsa ovunque, in quel giallo appena maturo che  porta un movimento di un campo di grano, in quel blu che come un fulmine crea tagli diretti ma nello stesso tempo centra il pensiero, tanto nobile da meritare attenzione.

Siamo convinti che George Kola sia solo all’inizio della sua carriera artistica anche se da anni con i suoi quadri ha attraversato diversi stati partecipando a 35 mostre collettive e 22 personali. Una vita fin ad ora vissuta fino al 1991 in Albania e poi in  Grecia dove per 23 anni ha avuto un’intensa attività artistica ed infine in Italia dove si è trasferito con la famiglia nel 2005 .
Dalla Galleria d’Arte a Scutari (1985) alla Galleria Nazione delle Arti a Tirana e continuando in altre oltre a musei e fondazioni in Grecia ed in altri paesi come Cipro, Turchia, Israele, Italia, Francia, Germania, Austria, Svizzera, Inghilterra, Svezia, Russia, Sud Africa, Australia, Argentina, USA, Canada ecc. Kola ha avuto modo di presentare e prestare i suoi dipinti al mondo dell’arte ricevendo in cambio apprezzamenti che sono diventati la leva del suo lavoro.

La mostra all’Aleksander Museum di Pesaro organizzata  dal Conte Nani Marcucci Pinoli, direttore del museo (Ambasciatore d'Italia in vari paesi del mondo) ed anche lui artista, ha anticipato un importante passo avanti per l’arte di Kola: la partecipazione alla mostra internazionale dell’Arte Contemporanea ai Musei del Louvre dove i suoi dipinti hanno ottenuto, come sempre, l’attenzione del pubblico e della critica internazionale.

Possiamo definire i suoi personaggi ed i suoi volti “viaggiatori”, vite su tela che si intrecciano con il nostro quotidiano. Attraverso loro, il pittore cerca di catturare l’attimo, il presente, l’essenziale, il carattere del singolo ed unirli tutti con la sua arte. Con i suoi lavori Kola approfondisce la sua ricerca , trova la sua strada espressiva che è il destino di ogni vero artista, una continua ricerca in evoluzione ed espansione.

Il ritratto che nell'arte contemporanea è oggi poco praticato, torna prepotente con la forza dei colori di Kola, albanese d'origine, ma ormai pesarese, in onore della sua terra racconta le sue leggende e i suoi personaggi più o meno noti che il mondo deve conoscere. Non a caso ad aprire la mostra all’Alexander Museum c’era il ritratto di Madre Teresa.

L’Arte di George Kola è diretta, espressiva al massimo, prepotente per non dire violenta e senza bisogno di mediazioni. In conclusione si può dire che la sua pittura è una voce dell’arte albanese che attraverso i colori e forse inconsciamente come sa fare solo l’arte, cerca di smuovere le coscienze e spostare l’attenzione verso il capitale più prezioso della nostra società: l’uomo.

di Albana Temali
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