Arte e Cultura dall'Italia e dall'Estero

Mercoledì, 22 Novembre 2017 

La vita imita l'arte più di quanto l'arte non imiti la vita.(Oscar Wilde) +++
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Cos'è la cultura?

ciascuno la propria, il fior fiore di intellettuali e filosofi.
Ci limiteremo a proporvene due, forniteci da Pierpaolo Pasolini e Giovanni Testori con in aggiunta alcune considerazioni di Tullio De Mauro.
Considerazioni scaglionate in tempi a noi abbastanza vicini perché siamo convinti che la cultura, come quasi tutto del resto, sia in un continuo divenire e quindi non attualmente applicabile con concetti e filosofie appartenenti ad epoche ormai lontane.

1974, Pier Paolo Pasolini: «Noi intellettuali tendiamo a identificare la "cultura" con la nostra cultura: quindi la morale con la nostra morale e l'ideologia con la nostra ideologia. Questo significa che non usiamo la parola in senso scientifico e che esprimiamo, con questo, un certo insopprimibile razzismo verso coloro che vivono, appunto, un'altra cultura».

1980, Giovanni Testori: «Cultura è la forma di tutte le ore, di tutti i giorni, i mesi, gli anni della nostra esistenza, sentita come rapporto di comunione, come rapporto totale di uomini che sono chiamati a costruire la loro storia, un tessuto di speranza e non di una disperazione».
2012, Tullio De Mauro precisa come da tempo in Italia sia preminente una «accezione restrittiva» del termine cultura, nel senso che questo termine indica quasi sempre solo la «cultura letteraria», o meglio la cultura "letterario-filosofica", per giungere molto spesso a una cultura «letterario-ideologica». De Mauro lamenta l'assenza di una «dimensione tecnica, tecnologica, operativa delle culture intellettuali».
Se mettiamo assieme le definizioni di Pasolini e Testori condite con le considerazioni di De Mauro, potremmo arrivare a dire che una madre, un padre che realizzano la propria famiglia, un operaio che lavora, se viene data loro la coscienza o la conoscenza dell’essere madre, padre, operaio, se non si compie su di loro l’azione di considerarli in uno stato subalterno, fanno cultura esattamente come un letterato od un giornalista e con la stessa dignità. Non esiste la possibilità di separare, nel peso, nel valore e nella grandezza, la forma che un operaio esprime della propria coscienza d’essere operaio e di come svolge questo suo atto di cultura, dalla coscienza che un romanziere ha dello scrivere un romanzo.
Cultura è scrivere un libro come crescere i figli, come andare in chiesa o non andarci, come ci si pone davanti alla televisione o come si legge un giornale.