Arte e Cultura dall'Italia e dall'Estero

Mercoledì, 22 Novembre 2017 

La vita imita l'arte più di quanto l'arte non imiti la vita.(Oscar Wilde) +++
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Tagli sugli Istituti italiani di Cultura

 

In varie parti del mondo si chiudono le porte degli Istituti italiani di Cultura. Non per loro volere, ma perchè così ha deciso il Ministero degli esteri. La brutta sorte tocca il 30 settembre all'Istituto italiano di Cultura a Francoforte, poi in seguito ad altri istituti a Salonicco, Lussemburgo, Wolfsburg, Ancara e Vancouver e di questo passo non si sa quante altre porte si chiuderanno alla promozione della cultura italiana nel mondo.
Secondo quanto pubblicato dal sito del Ministero degli esteri, gli Istituti italiani di Cultura nel mondo (senza i tagli ndr) sono 90 e vengono definiti elemento essenziale dell’identità italiana che rappresenta un patrimonio materiale e immateriale del paese. Nati per promuovere la cultura e la lingua italiana, realizzano il loro obiettivo attraverso l’organizzazione di corsi ed eventi mirati, sostengono dei progetti, stipulano accordi e protocolli culturali e scientifici, organizzano lettorati di italiano e la "Settimana della Lingua Italiana nel mondo" e portano tanti stranieri alla certificazione CLIQ per l’italiano di qualità, etc.
La chiusura di questi istituti non poteva che alzare un polverone con tanto di mozione parlamentare ed appelli di note personalità della cultura tra quali Umberto Eco. Anche noi cerchiamo di dire la nostra visto che ci unisce un obiettivo comune: la promozione della cultura, consapevoli della sua importanza nell'aumentare le conoscenze, nell'arricchire il nostro sapere e vissuto. Lo facciamo sperando che questa sorte non tocchi anche all'Istituto italiano di Cultura a Tirana diretto da Flavia Veneziani che, con la sua attività, da anni è diventato un importante sostenitore degli stessi rapporti tra i due popoli. Va infine detto che questo Istituto si presenta con un bilancio economico del tutto positivo.
Gli eventi con i quali questa istituzione si è evidenziata sono molti: dai convegni alle mostre e rassegne, dai progetti culturali di rilievo (tutti in collaborazione con istituzioni importanti di cultura in Albania e la rappresentaza diplomatica) ai corsi di lingua che porta i giovani (e non solo) albanesi alla certificazione CLIQ per l’italiano di qualità.
Non sappiamo come andranno le cose e se questa lista sarà destinata ad allungarsi, ma non vorremmo mai vedere chiudersi le porte dell'Istituto italiano di Cultura a Tirana e che non faccia la stessa fine del Consolato italiano a Scutari che, almeno per la sua storica origine che risale al 1300, non doveva essere chiuso.
Se ci interessiamo alla cooperazione e allo stesso processo di integrazione, queste chiusure di porte che sono promozione di un sapere, portano al disfacimento. Se la situazione economica e la crisi impongono tagli, sarà necessario valutare bene i casi in cui applicarli e non è proprio quello dell'Albania.
Se vogliamo fare promozione dobbiamo farci conoscere e per questo servono mezzi e strumenti. Per sostenere il concetto, una lezione ci arriva da una figlia di questa terra delle aquile. Madre Teresa diceva che "il primo bisogno è comunicare".

di Albana Temali